Pienezza di cristallo

Quando la musica, elemento irrazionale per eccellenza, incontra il racconto, suggerisce l’emozione, così la finzione diviene realtà. Se ti va e se hai delle cuffie a portata di mano, ascolta questo brano mentre leggi.

Ci sono luoghi, attimi che raccontano libertà, felicità. Esse, ben più estese dei limiti della cornice o dello stesso orizzonte, son rinchiuse in un secondo di quotidianità che quasi si stenta a riconoscerle.

Non si riesce a farlo se non con l’aiuto di tanti di quei secondi che assieme compongono quasi un’eternità, quando quel quotidiano è ora così vecchio da mostrarsi straordinario.

E così, sfocato, nel vento che torna al mare, in un gesto spontaneo, ciò che è troppo grande per i confini della pelle, si libera in energia.

Al centro di tutto, poi di niente.

L’indifferenza riconosce la pienezza, e la desidera, specialmente in quella forma. Quella malinconica, quella già esperita. Ma perché no, in altre. Quali? Chi?

Che volti e luoghi, quali gesti avrà la futura, chissà, se così tanto bramata anch’essa scivolerà ingenua nel viver quotidiano, chissà quante eternità prima di riconoscerla.

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